Successo degli Stati Generali della Cultura

 
È durata dalle 15 a mezzanotte la lunga maratona degli Stati generali della Cultura, la giornata voluta dall'assessore regionale Elio De Anna affinché la Regione ascoltasse problemi, proposte, indicazioni provenienti dalle tante espressioni del mondo culturale del Friuli Venezia Giulia. Oltre settanta gli interventi che si sono alternati nell'Auditorium della Regione a Udine per quasi nove ore di ascolto ininterrotto. C’erano quasi 500 persone. "Mi sono trovato di fronte una sala affollata all'inverosimile e tutta questa partecipazione contribuisce a testimoniare che abbiamo intrapreso la strada giusta, quella di un percorso condiviso in cui tutti hanno potuto proporre le loro idee per uscire dalla crisi. Una crisi - ha ricordato De Anna - che ha provocato la contrazione dei finanziamenti e che, come accade in tutta la società, ha fatto emergere problemi strutturali che vanno risolti". È anche per questo che la gran parte dei partecipanti ha convenuto sulla necessità di riscrivere una legge di settore, suggerendo all'amministrazione regionale di non correre però il rischio di scrivere un testo unico generico che scontenti le peculiarità e le esigenze di ciascun comparto. 
Dei problemi dei musei del Friuli Venezia Giulia ha parlato nel suo intervento Maria Masau Dan, direttore del Museo Revoltella di Trieste, che ha sottolineato l’importanza degli Stati Generali come momento di confronto di cui si è molto sentita la mancanza negli ultimi anni anche in questo particolare settore della cultura. La legge regionale dei musei (la n. 60) risale al 1976 e richiede senz’altro un aggiornamento. In trent’anni i musei sono molto cambiati e occorre adeguarsi. Tuttavia, secondo la Masau, la legge contiene anche dei principi che valgono ancora: soprattutto difende la specificità di queste istituzioni e la necessità di salvaguardare competenze e professionalità.  Purtroppo non è stata applicata a dovere dagli Enti Locali, tanto che proprio negli ultimi mesi i Comuni di Trieste e di Udine hanno addirittura abolito le direzioni dei musei scientifici, come se fosse possibile gestire istituzioni così complesse senza dirigenti competenti. C’è un ricorso al Tar al riguardo presentato dalla stessa Masau, che ha rilevato anche un’altra grave carenza della legge: la mancanza di sostegno all’arte contemporanea, come invece è previsto in altre legislazioni, tra cui persino quella della Regione Sardegna. L’intervento si è chiuso con un appello alla Regione perché recuperi il ruolo-guida nella cultura che ha rivestito dal 1976 e con la richiesta di fare partecipare i dirigenti dei musei alla stesura del nuovo Testo Unico.
"Accelererò la scrittura del Testo unico sulla Cultura - è la garanzia di De Anna - perchè c'è necessità di dare al più presto certezze e legalità a questo mondo: ma - ha aggiunto l'assessore - come la Regione ha ascoltato tutti, mettendosi in discussione, chiedo parimenti che nessuno si senta privilegiato e che tutti tengano lontano il rischio di autoreferenzialità". 

Quali sono state le principali indicazioni che sono giunte dagli interventi della giornata di ieri? "Anzitutto - risponde De Anna - la necessità di mantenere in equilibrio il sistema duale rappresentato dai professionisti della cultura e dai 'professionali volontari': si tratta di due comparti che non devono essere divisi da barriere ma che si devono parlare in modo orizzontale. Il secondo punto - elenca l'assessore - riguarda il coinvolgimento e il dialogo tra gli organizzatori dei grandi eventi e le medie e piccole produzioni. Anche qui - spiega De Anna - emerge la volontà di superare le barriere e la necessità di una sinergia".  Gli altri due temi nodali, messi in luce in maniera trasversale da tanti rappresentanti del mondo culturale istituzionale ma anche da quello associativo, riguardano la richiesta di finanziamenti pluriennali che permettano una programmazione certa dell'attività culturale e la necessità di un sistema di valutazione delle proposte che soppesi a fondo la qualità per permettere conseguentemente un giusto ed equo sostegno per mezzo delle risorse pubbliche.
"Un altro indirizzo suggerito e sul quale concordo - sintetizza  De Anna - è quello di valorizzare le produzioni che sono  costruite con risorse dal e sul territorio, piuttosto che acquisire grande eventi a scatola chiusa".  Tra gli altri punti più frequentemente dibattuti, oltre alla necessità di rivedere funzioni e metodi di valutazione - soprattutto in merito agli organismi e alle attività posti "a tabella" e sostenute con i capitoli della LR 68 - vi sono stati la necessità di favorire le reti per eliminare le duplicazioni di manifestazioni e attività culturali, promuovere il trasferimento di risorse e competenze dalla Regione agli enti locali, scongiurare il fenomeno del precariato per gli operatori culturali, sostenere i grandi eventi senza però dimenticare il lavoro di base svolto dalle associazioni di secondo livello per favorire l'alfabetizzazione culturale, coinvolgere i tanti laureati in Beni culturali negli atenei della regione in progetti scientifici oggetto di finanziamento pubblico.  
"La puntualità degli interventi e il fatto che tante persone si siano attardate fino a mezzanotte e mezza per esprimere di persona tutti questi spunti - conclude De Anna, a bilancio degli Stati generali che sono stati la seconda iniziativa del genere in regione dopo quella organizzata a Gorizia trent'anni fa contribuiscono a consolidare in me l'idea che la cultura sia una formidabile opportunità di investimento, forse non ancora colta a pieno finora, ma sulla quale l'Amministrazione regionale garantirà il massimo impegno".

Una voce discordante, quella del PD
Dal “Messaggero Veneto”: Il Pd: tagli alla cultura per 8,5 milioni
19 marzo 2011 —   pagina 07   sezione: Regione
L’allarme lanciato dalle varie associazioni, già negli scorsi giorni e anche agli Stati generali convocati dall’assessore Elio De Anna provoca lo scatto dei democratici. «La cultura - ha detto ieri il segretario Debora Serracchiani - è il nostro petrolio e il Governo ha deciso di dare fuoco ai pozzi».
Parlando a Trieste in una conferenza stampa organizzata dal gruppo democratico in Consiglio regionale, Serracchiani ha sottolineato che «si accettano supinamente i tagli. Dobbiamo capire che l’attrattività di un sistema Paese, e dell’Italia in primissimo piano - ha spiegato - passa anche e soprattutto attraverso il campo culturale, ricordare che anche il territorio è cultura».
I tagli al Fondo unico per lo spettacolo - ha ricordato Serracchiani - hanno ridotto i 1.100 miliardi di 15 anni fa ai 230 milioni di euro di oggi. «In valore assoluto - ha evidenziato - è ridotto del 62%, in valore reale dell’85%, quindi non esiste più». In Friuli Venezia Giulia la somma dei tagli nazionali e regionali ha determinato un calo delle risorse del 22% dal 2009 al 2011, da 10,9 milioni di euro a 8,5 milioni.
«Facciamo proposte chiare - ha detto Serracchiani -: dobbiamo dare un valore intrinseco alla cultura, che ha anche un peso come volano economico, dobbiamo favorire le sinergie, e va fatto un ragionamento a lungo termine e non manifestazioni spot per gli assessori». Il vicecapogruppo Mauro Travanut ha attaccato l’assessore regionale alla Cultura, Elio De Anna, definendolo «non all’altezza» ed evidenziando «i continui rinvii della giunta», mentre il consigliere Paolo Menis ha invitato a lavorare sulla definizione dei criteri per il riparto delle risorse, «sempre più necessari». Il consigliere Bruno Zvech ha criticato in generale l’operato della maggioranza, accusando gli esponenti del centrodestra di «rispondere alle critiche solo con la storia del debito perché in altro modo non possono rispondere» e fotografando una «disgregazione del blocco sociale che ha sostenuto il centrodestra alle elezioni».
Travanut ha anche annunciato un’interpellanza alla giunta sullo statuto dell’Agenzia regionale per la lingua friulana (Arlef), denunciando che si vorrebbe far diventare il comitato scientifico sotto il controllo del consiglio di amministrazione. In questo modo, secondo Travanut, «si ribalta l’impianto e la filosofia» dell’Arlef e si va a creare una nuova poltrona per il direttore della struttura. Il democratico definisce tali scelte «la premessa per smantellare la politica linguistica» sul friulano: il destinatario dell’interpellanza è come sempre il presidente Tondo.
(Beniamino Pagliaro)

Nostro commento
Sulla cultura regionale il PD non può eludere le proprie responsabilità

Il PD non può chiamarsi fuori nel declino delle politiche culturali regionali e accusare di tagli e altre inadempienze il centro-destra, che si trova a gestire il settore in un momento sicuramente meno felice.
Ricordiamo la disastrosa gestione dell’Assessore Roberto Antonaz, durante il mandato di Riccardo Illy, che non ha fatto assolutamente nulla per fare ordine tutela sui beni e sulle attività culturali, salvo favorire, come nella migliore tradizione della prima repubblica, le associazioni a lui vicine con cospicui contributi. O chiamando a parlare del tema dei musei, in un inutile convegno a Villa Manin, personaggi di secondo piano che non avevano mai avuto a che fare coi musei e la gestione di queste istituzioni.
Insomma se il patrimonio culturale è in queste condizioni dobbiamo dire grazie anche all’indifferenza e alla superficialità della sinistra.

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