Chiude il 2 giugno la mostra "Per sedersi" alla Galleria Spazzapan di Gradisca

Fino a domani 2 giugno si può visitare alla Galleria Spazzapan di Gradisca d’Isonzo la bella esposizione "Per sedersi"dedicata a Werther Toffoloni, figura di fama internazionale dell’ industrial design del Friuli Venezia Giulia, che, a partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta, ha saputo trasformare la fabbricazione tradizionale del mobile friulano, e segnatamente delle sedie, in produzione ad alto livello, attenta al design e capace di conquistare i mercati mondiali. Attraverso l'esposizione delle sue opere - in molti casi corredate da disegni e appunti progettuali  - realizzate in oltre cinquant'anni di attività si intende mettere in risalto l'eccellenza di una produzione in cui la conoscenza dei materiali e dei processi lavorativi si unisce alla cultura del progetto e alla creatività: una visione a tutto campo che coniuga arte e vita contemporanea e che segna l'inizio di un nuovo filone di attività della Galleria Spazzapan dedicato all’industrial design, con particolare riferimento alla produzione delle aziende regionali. >>>
Werther Toffoloni nato a Udine nel 1930, consegue la maturità artistica a Venezia, formandosi sotto gli influssi del Bauhaus e del funzionalismo organico di Alvar Aalto, e segue un percorso di ricerca capace di conciliare il codice estetico e funzionale con la realtà produttiva culturale del Friuli. Rientrato a Cormons, mette la sua creatività al servizio dell'industria della sedia che proprio allora, nel periodo della ricostruzione post bellica, vedeva l'industria del Manzanese impegnata ad affermarsi sul mercato estero. Verso la metà degli anni 50 crea con Piero Palange lo Studio TiPì, dove la cultura del progetto si affianca all'attenzione per la nuova struttura della grafica pubblicitaria della fotografia e della promozione.

Per Montina, lo studio TiPì realizza la T2 la 824, e la 799 che insieme alla poltrona in vimini 527 creata per Gervasoni, vengono selezionate per la XII Triennale di Milano (1960): la “sedia contemporanea” si affaccia sullo scenario del “triangolo” e la rivoluzione grafica dello studio TiPì che contraddistingue il catalogo dei Fratelli Montina del 1961 sancisce l'inizio di una nuova epoca.
Negli anni Sessanta si scrive un altro capitolo fondamentale dell'attività di Werther Toffoloni: il suo impegno per la formazione e qualificazione della manodopera del territorio e la partecipazione in prima persona per ottenere nei primi anni del decennio, l’insediamento a San Giovanni al Natisone di una sede staccata dell'Istituto Professionale di Stato di Cividale. Parallelamente lo studio TiPì funziona come anello di congiunzione tra la Milano del design e il Friuli della sedia e ha un ruolo importante sia come presenza in Lombardia, dove Piero Palange, dal 1970 al 1974 cura la grafica della “Rassegna modi di abitare oggi” edita da Manlio Armellini, sia per la partecipazione alle iniziative promozionali dell'associazionismo locale e segnatamente del Gessef, di cui Palange e Toffoloni curano l’immagini nelle pubblicazioni e nell’allestimento degli stand.
Dal 1965 in poi l'attività di Toffoloni è intensissima: dalle realizzazioni per Germa, Potocco e Tonon, alle cucine per Morettuzzo, Mesaglio, Berloni; dalle lampade per Ibis ai vetri per Barbini,  fino al programma Slim per Malo & Malobbia.
Gli anni Ottanta si aprono per il successo della Otto, un omaggio alla Wiener Secession segnalata al Compasso d'Oro del 1981, seguita dalla formidabile serie Uni (Premio IBD 1982) e dalle tante  sedie che negli anni Novanta ottengono otto premi Top Ten.
Nel terzo millennio l’impegno prosegue con le forniture destinate al mercato contract Hospitality e con il successo del programma Toulouse insignito del premio For Innovation “NeoCon”, Chicago 2006.
Poco incline alle spiegazioni teoriche, Werther Toffoloni ricorda: il designer non deve essere solo un tecnico, ma neanche solo un poeta o un artista. Deve capire gli umori del mercato e rapportarsi al contesto produttivo applicando le sue conoscenze e la sua creatività. Più che parlare di design bisogna ragionare di industrial design, di design applicato all’azienda.

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