Oltre un milione di visitatori nei musei del Friuli Venezia Giulia nel 2013 ma si può migliorare

Tempo di bilanci e di qualche riflessione anche per le istituzioni museali della nostra regione, che chiudono questo difficilissimo 2013 segnato dal taglio delle spese e dalla recessione con un indice quasi ovunque positivo di visitatori, confermando il trend registrato dai dati nazionali ISTAT, per il quale come ci indicano le prime analisi, dobbiamo ringraziare soprattutto il flusso turistico, anche se sull’annuario della Regione  Friuli Venezia Giulia compaiono i dati di affluenza del pubblico solo per i musei statali.  Grandi assenti dai numeri della regione infatti i musei di ente locale, ovvero la gran parte dell’offerta  del territorio, numeri di fatto non sempre affidati alla sistematicità delle biglietterie elettroniche e comunque relativi a una realtà  oggi dai contorni sempre più indistinti e da troppo tempo dimenticata dalla governance della regione che ha in primis le competenze sui musei delle città capoluogo: ovunque in rapidissima mutazione, in mano ormai al volontariato di fronte al blocco del turn over del personale degli Enti proprietari e alla progressiva desertificazione delle competenze tecniche, come ha ben rilevato un recente convegno nazionale svoltosi lo scorso 13 dicembre a Trieste sulle professioni museali.  >>>
 Archivisti, bibliotecari e “museanti”  sotto l’egida dell’ICOM, ora finalmente riuniti a raccogliere la sfida del lavoro con la sigla MAB, Museo Archivio Biblioteca, chiedono di far leva sul quel 3,2 per cento della ricchezza nazionale che risponde al settore cultura, per valorizzare le professionalità e far posto ai giovani, unico investimento possibile per  rilanciare con nuove e competitive idee  il ruolo anche sociale che oggi queste nostre istituzioni sono chiamate a svolgere. Messi a dura prova dall’effimero e caotico circo degli “eventi”, i  Musei attendono per il 2014 dalla Regione , che non legifera in materia dal 1976, una attenta riorganizzazione, senza nascondersi la necessità di radicali operazioni chirurgiche dopo la proliferazione disordinata dei decenni scorsi, per recepire quegli standard minimi che ne permettano una dignitosa attività,  facendo dunque posto al concetto di sistema.  Villa Manin  e la Fondazione Aquileia molto potrebbero fare in questa direzione come perno di iniziative ad ampio respiro territoriale, interfacciandosi con le regioni europee per uno scambio culturale proficuo ai fini della promozione dell’immagine turistica della regione tutta.  L’anniversario della Grande Guerra sarà di fatto l’occasione per testare la potenzialità di un immagine coordinata per le iniziative che da ogni parte del territorio vengono messe in campo: ne sa qualcosa il Museo della Grande Guerra di Ragogna, che sta registrando in questi ultimi mesi un crescente incremento di pubblico soprattutto proveniente dal Veneto, e che si è attivato con l’associazione “sentieri di pace” per farsi promotore di una ricco programma di iniziative. (per maggiori informazioni si veda il sito www.grandeguerra.ragogna.it da cui è tratta la fotografia in alto Dal Cret dal Lour verso la Valle del Tagliamento (foto Marco Pascoli).

Sull’altra sponda dello Judrio, a Gorizia, anch’essa sede del Museo della Guerra, si sta facendo quadrato tra Musei Provinciali (nella foto una sala del Museo della Grande Guerra di Borgo Castello) e Fondazione Coronini, per presentare da aprile le uniformi della Belle Epoque, veri eserciti colorati, mentre la Fondazione CARIGO mostrerà le immagini del conflitto attraverso gli atelier fotografici. Segue Trieste il 2 maggio con il riallestimento del Museo di guerra per la pace Diego de Henriquez, dove fervono i lavori di restauro di uno spettacolare cannone di trenta metri. Ma questo non è che l’inizio di una scoppiettante rivisitazione del conflitto, vero campo di battaglia per questa importante occasione di rilettura della nostra storia comune. Sempre dai dati ISTAT,  nel 2013  dunque oltre un milione di persone sono entrate nei musei della nostra regione, un dato che,  seppure superiore agli altri settori della cultura, quali cinema o teatro, oltre a indicarci quanta economia giri attorno a queste istituzioni permanenti, suggerisce  che  certo si può migliorare, non essendo il patrimonio di Aquileia, Cividale o di Miramare,  meno di quello del Trentino o delle Marche che, in fatto dunque di promozione e  turismo, ci superano di molto: confidiamo nel nuovo progetto per il rilancio del turismo in regione affinchè raccolga la sfida del raddoppio, supportando i Musei nello sforzo per rendere più piacevole l’accoglienza ed efficace la comunicazione, lavorando sodo sul concetto di paesaggio e patrimonio culturale come una risorsa integrata, altro tema impellente da affrontare nella nuova pianificazione paesistico-territoriale  avviata dalla Regione.
 
Isabella Reale

Commenti

Post popolari in questo blog

Chiude l'AIM, Alinari Image Museum, di Trieste.

Quando del patrimonio non importa proprio nulla...

Artisti friulani tra Otto e Novecento: Antonio Camaur (1875-1919)