Possono collaborare pubblico e privato nella tutela e nella valorizzazione dei beni culturali?


Venerdì 11 dicembre si è tenuto a Udine un importante convegno su "Musei, archivi e biblioteche tra pubblico e privato" nella sede di viale Ungheria dell'Università degli Studi, ente promotore assieme al MAB-Friuli Venezia Giulia, sigla che raggruppa le tre associazioni professionali più importanti del settore (ICOM per i musei, AIB per le biblioteche, ANAI per gli archivi).  
Alla presenza di tanti addetti ai lavori provenienti dalle istituzioni culturali di tutta la regione, di docenti universitari e studenti per l'intera giornata i relatori invitati hanno evidenziato i tanti problemi che ostacolano una buona gestione del patrimonio culturale e hanno portato esperienze ed esempi che fanno sperare nell'apertura di qualche spiraglio proprio nella direzione anticipata dal titolo, la collaborazione coi privati, si tratti di volontari, di aziende, di sponsor, finalizzata a uscire dall'impasse di una crisi, finanziaria, ma anche di risorse umane, che impedisce di utilizzare pienamente le ricchezze possedute dal Ministero e dagli Enti locali. Riportiamo qualche spunto interessante emerso nelle diverse relazioni.



 "Non si tratta così uno sponsor" era l'originale titolo dell'intervento di Maximiliano Polvizzi che ha spiegato come la gran parte delle richieste di sponsorizzazione che arrivano alle aziende dalle istituzioni culturali siano decisamente poco attraenti per chi deve investire delle risorse finanziarie, perché spesso sono carenti nei contenuti e nella forma. Pochi di coloro che vorrebbero essere sponsorizzati sanno fare un vero progetto, renderlo efficace, proporre delle contropartite. Si deve partire proprio da qui, secondo Polvizzi, esercitare maggiormente la creatività, mettersi "nei panni" di chi deve associare il proprio marchio a un evento o a una proposta culturale ed essere convinto pienamente di fare un buon investimento.
Le aziende disponibili, contrariamente a quanto si pensa, ci sono e lo ha dimostrato anche Paolo Tamai, imprenditore veneziano che produce insalate confezionate ("Gli orti di Venezia") e che pubblicizza in vario modo, a partire dagli incarti, gli investimenti fatti già da parecchi anni nel campo del restauro dei beni culturali. Nel 2011 la sua azienda ha finanziato il restauro del "Gobbo di Rialto" scultura del 1541 situata nella zona del celebre ponte e nel 2013 ha continuato col "Il Pescatore di Rialto" statua di Cesare Laurenti dell'inizio del '900 che si trova anch'essa nelle vicinanze del ponte, precisamente nel mercato del pesce. Nello stesso anno l'azienda ha sostenuto anche la Biennale di Venezia. Sta per concludersi, invece, il restauro del busto del doge Bartolomeo Gradenigo, mentre si stanno avviando accordi anche con il Comune di Trieste per un altro importante progetto culturale. Con lo slogan "Insalate che fanno bene alla cultura" Tamai ha colpito l'uditorio per la passione e per la fiducia che ha dimostrato nella collaborazione pubblico-privato per salvare il patrimonio culturale. 
Chi vuole saperne di più può trovare notizie su http://www.gliortidivenezia.it/web/il-pescatore-di-rialto/ 

Interventi di grandissimo interesse anche da parte dei molti esperti che fin dal mattino si sono avvicendati sul palco, dopo i saluti dei docenti delegati dai Rettori delle Università di Trieste (Cristina Benussi) e di Udine (Andrea Tilatti) e del direttore della Scuola di specializzazione in beni storico-artistico di Udine, Linda Borean.
Hanno parlato per primi i rappresentanti delle tre associazioni professionali che fanno parte del MAB, Daniele Jalla, presidente di Icom Italia, ha analizzato le diverse forme di interazione fra pubblico e privato e le dimensioni del fenomeno, evidenziando che in Italia, su 5000 musei, almeno la metà vengono aperti e gestiti esclusivamente dal volontariato e  che è urgente regolamentare una situazione in continua evoluzione anche per quanto riguarda le professioni museali, superando il divario che c'è fra i musei e le realtà private, ad esempio, nel campo della tecnologia digitale. Grazia Tatò, a nome dell'Associazione degli archivisti, a sua volta ha sottolineato la situazione assai carente degli organici pubblici e la difficoltà che hanno queste istituzioni a ottenere aiuti privati, anche per il minore "appeal" che hanno i progetti culturali legati a riordini di carte antiche rispetto alle mostre e alle attività museali. Si è rallegrata del fatto che il MAB del Friuli Venezia Giulia, anticipando molte altre regioni italiane, ha stretto convenzioni con le due Università e continuerà a operare affinché si creino sempre nuove occasioni formative interdisciplinari per archivisti, bibliotecari e conservatori. Ha preso poi la parola Enrica Manenti, presidente nazionale dell'AIB, per mettere in luce a sua volta aspetti positivi e negativi dell'apporto dei privati nella gestione del patrimonio culturale pubblico, Si è detta preoccupata però del disimpegno di molti enti proprietari di biblioteche, soprattutto Comuni, rispetto allo sviluppo di queste istituzioni, che a causa della spending review sono state sacrificate pesantemente, non solo per quanto riguarda il personale, ma persino nell'acquisto di libri, che in molti casi è stato totalmente eliminato dai bilanci. 



Giuliana Ericani, già direttrice del Museo di Bassano del Grappa, si è soffermata sul tema dell'art bonus e delle agevolazioni fiscali che la legge riserva ai privati che contribuiscono finanziariamente a progetti culturali elaborati dalle istituzioni pubbliche. Giorgio Busetto, figura molto nota del mondo culturale veneziano per essere stato lungamente direttore della Fondazione Querini Stampalia e in seguito anche dell'Archivio storico delle arti contemporanee della Biennale e della Fondazione Levi, ha tracciato un quadro decisamente problematico della gestione pubblica dei beni culturali, mettendo in risalto molte contraddizioni di un mondo che sta diventando sempre più prigioniero della burocrazia.
Sulle inadempienze e sui ritardi del Ministero per i beni culturali nell'adeguamento della normativa a una situazione in piena evoluzione, soprattutto per quanto riguarda l'uso sempre più massiccio del digitale, si è soffermata Giorgetta Bonfiglio Dosio, docente di archivistica all'Università di Padova.





Stefano Allegrezza, docente di archivistica a Udine,  ha descritto le nuove prospettive professionali dell'archivista in un mondo che non è più solo fatto di carta, ma sta accumulando sempre più materiale nelle memorie dei pc. 



Luisa Villotta, da parte sua, ha parlato di un'esperienza aziendale nel campo dei servizi archivistici  e dei buoni risultati ottenuti. Adriana Magarotto, direttrice del Sistema bibliotecario dell'Università Sapienza di Roma ha svelato tutti i segreti della più rivoluzionaria opportunità offerta dalla rete ai lettori: google books, un mondo nuovo che consente di leggere sullo schermo decine di migliaia di libri posseduti dalle Biblioteche Nazionali di Roma e di Firenze e digitalizzati in base a un accordo col colosso americano. 


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