Santa Chiara può chiamarsi "museo"?



Magari si potrebbe cominciare a riflettere sui nomi: "museo" ad esempio.
Secondo l'ICOM (International Council of Museums) “il museo è un’istituzione permanente senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che effettua ricerche sulle testimonianze materiali e immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e specificamente le espone per scopi di studio, istruzione e diletto.”
Quello che viene definito Museo di Santa Chiara, a Gorizia, non è mai stato museo perché non ha le caratteristiche previste dagli standard accettati a livello internazionale. Fondamentalmente sono assenti gli oggetti, cioè gli ingredienti essenziali, perché un museo senza oggetti non è un museo, è solo uno spazio predisposto per le esposizioni.
E infatti fino ad oggi il "museo" di Santa Chiara è stato solo una sede di esposizioni, più o meno interessanti, nessuna memorabile.

Pare, comunque, che la Giunta appena entrata in carica voglia continuare su questa linea, come evidenzia l'articolo di Alex Pessotto sul "Piccolo" di oggi, che ha il merito di sollevare un problema decisamente accantonato e di mettere proprio il dito sulla piaga.
Che museo vuole essere Santa Chiara visto che non è ancora nulla?

Eppure i temi per valorizzare la storia di Gorizia non mancherebbero anche se la presenza di collezioni e musei importanti come Palazzo Coronini, Palazzo Attems, il Museo della Grande Guerra e il Museo della Moda sembrerebbe esaurire ogni tipo di curiosità culturale. Invece non è così: ciò che manca a Gorizia è proprio un percorso storico di inquadramento generale, che spieghi la città dal Medioevo all'Ottocento (pensiamo all'importanza degli ordini religiosi, dal Seicento in poi, non solo le Clarisse, ma le Orsoline, i Gesuiti, ecc.), e non finisca il racconto con la prima guerra mondiale ma prosegua con le vicende del '900, il confine, la guerra fredda, ecc.

Un museo di questo genere è un progetto di ampio respiro, che ha un valore strategico e può influire significativamente nel futuro di una città.  Ma non è facile da realizzare. Occorre mettere insieme più persone e confrontarsi con diverse opinioni. Serve un progetto di taglio contemporaneo, adeguato ai tempi. Occorre credere nella missione educativa delle istituzioni ma questo sembra essere ormai un punto di vista totalmente scomparso, come tutte le prospettive a lungo termine.

Probabilmente si continuerà a pensare che fare cultura è fare mostre, possibilmente a caso e a richiesta, senza un filo conduttore e senza un pensiero-guida. Occupare in qualche modo gli spazi è sufficiente. Nessuno protesta.
Sarebbe davvero bello essere smentiti.


Commenti

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Artisti friulani tra Otto e Novecento: Antonio Camaur (1875-1919)

Dove sono le opere di Lucio Fontana dei musei friulani?

Un grande artista nato qui: Luigi Spazzapan