Quando del patrimonio non importa proprio nulla...

Se un funzionario pubblico viene ripreso mentre timbra il cartellino per il suo collega o mentre fa la spesa in orario di servizio, beh, è caduto in un bel guaio... Si è rovinato la vita, ha perso il posto di lavoro, viene esposto al pubblico ludibrio, ha la riprovazione di tutti, persino di quelli che fanno esattamente come lui ma sono abbastanza furbi da non farsi beccare.
Ma se si porta a casa un quadro o una stampa e li vende, chi mai se ne accorge?
Non ci sarà nessuno che ha visto e non verrà fuori il problema, né al momento del furto né in futuro. Se per disgrazia qualcuno si intestardirà a fare un controllo, se ne pentirà amaramente. Come tutti quelli che hanno il coraggio di infrangere il silenzio e rompere un tabù, rischia di essere punito al posto dei colpevoli.
Succede in tutta Italia, intendiamoci, ne sanno qualcosa i musei statali costretti a "ornare" prefetture e tribunali con le loro opere d'arte e spesso alle prese con perdite causate da traslochi, cambiamenti di uffici, ristrutturazioni. O magari da qualche alto dirigente così affezionato al quadretto - magari di Fattori o Induno - che gli ha fatto compagnia per tutta la carriera, da portarselo a casa al momento della pensione. E ci vuole molto coraggio per riuscire a recuperarlo.
Ne parliamo perché a Pordenone un consigliere comunale non si è arreso (complimenti al Movimento cinque stelle!) e vuole una risposta dall'Amministrazione sulla sparizione di oltre un centinaio di opere d'arte dal patrimonio dei musei denunciata già nel 2013 dalla conservatrice Isabella Reale, arrivata poco tempo prima dai Civici Musei di Udine. Come si direbbe nel linguaggio dei burocrati, "un atto dovuto". Ma molti avrebbero preferito che la questione non venisse portata alla luce.
Dopo sei anni l'unico risultato è stato un nuovo controllo degli inventari - fatto da altri dipendenti - e il ritrovamento di 35 opere su 160. Bene, a qualcosa è servito.
E le altre?
Sembra che non sia affare di nessuno, della giunta precedente no, di quella in carica neppure. La risposta dell'assessore alla cultura Pietro Tropeano riportata dal "Messaggero Veneto" è: "Non possiamo rispondere di qualcosa che manca da vent'anni.... Tralascio il tempo speso per questo .... Mi piacerebbe discutere di cultura non di caccia alle streghe."
Ma, al di là dell'epoca in cui sono sparite (come fa l'assessore a sapere che non può essere accaduto negli ultimi vent'anni?) e della destinazione presa dai quadri, probabilmente impossibile da scoprire, il problema è molto serio, per i seguenti motivi:
1) L'atteggiamento dell'assessore, che considera una perdita di tempo controllare lo stato e la consistenza del patrimonio culturale cittadino, è molto pericoloso anche per il futuro perché è chiaro sintomo di una concezione superficiale della funzione del museo e del ruolo marginale a cui l'amministrazione ha deciso di confinare le istituzioni culturali, senza valutarne le conseguenze.
2) Oggi manca un dirigente responsabile dei musei a Pordenone e questo porterà sicuramente a ulteriori problemi. Se le responsabilità sul patrimonio escono dai musei e vengono assunte da dirigenti amministrativi che, oltre a non avere la competenza, hanno anche altre incombenze da svolgere, il destino delle collezioni è segnato. Dove non c'è un controllo consapevole e soprattutto dove non si deve dare conto di nulla a nessuno, le cose inevitabilmente spariscono.
I depositi sono pieni di opere che fanno gola a mercanti e collezionisti senza scrupoli, e ci si accorge dopo anni se una cosa non c'è.
3) E' evidente che una delle conseguenze a medio e lungo termine sarà la scomparsa delle donazioni al Comune di Pordenone. Chi può fidarsi di lasciare una collezione o anche solo un'opera a una città in cui il museo è abbandonato a sé stesso invece che essere gestito con piena responsabilità da un'esperto d'arte? O, ancor peggio, a una città che ha chiuso una galleria d'arte moderna?
3) Se questa non è cultura che cos'è la cultura secondo l'assessore Tropeano? Immaginiamo solo gli "eventi", cioè le iniziative che durano poco e rendono molto sul piano dell'immagine e dei flussi di pubblico.
Ma la vita culturale di una città, pensiamo di averlo già scritto, è fatta soprattutto di istituzioni e di servizio quotidiano. Non bastano gli appuntamenti culturali, benché prestigiosi e affollati. Anzi, in un momento in cui dappertutto ci sono festival, risaltano molto di più e hanno più futuro le città che sanno curare e valorizzare la propria identità e le proprie istituzioni.

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